Cina: transizione climatica e primi standard per la rendicontazione di sostenibilità
Negli ultimi anni la Cina ha iniziato ad assumere un ruolo centrale nella transizione climatica globale. Il 2025 segna un passaggio rilevante: per la prima volta, il Paese registra un calo stabile delle emissioni, nonostante una domanda di energia in crescita e un’attività manifatturiera sostenuta. Secondo un rapporto del Centre for Research on Energy and Clean Air, infatti, nella prima metà dell’anno le emissioni cinesi di anidride carbonica sono diminuite dell’1% su base annua, proseguendo una tendenza al ribasso avviata già nella primavera del 2024. Il fattore determinante è rappresentato dall’aumento record della capacità solare, che ha più che compensato l’incremento dei consumi elettrici, riducendo il ricorso al carbone nel settore energetico. A questo si aggiunge la rapida elettrificazione dei trasporti: dal 2024 le vendite di veicoli elettrici hanno raggiunto livelli record, consolidando un trend iniziato negli anni precedenti. Questi risultati sono il frutto di investimenti massicci nelle tecnologie per le energie rinnovabili, che hanno reso la Cina uno dei principali motori della transizione climatica globale. Le imprese cinesi stanno inoltre contribuendo alla diffusione di impianti solari ed eolici anche all’estero, in paesi come Brasile, India e Vietnam, rafforzando una leadership che ha una chiara valenza politica e strategica.
In questo contesto, se in Europa è in corso una revisione dell’impianto regolatorio legato alla rendicontazione ESG, dall’altra parte del globo la Cina ha introdotto i Corporate Sustainability Disclosure Standards (CSDS), un nuovo framework normativo che, in modo analogo alla disciplina europea, mira a rendere progressivamente obbligatoria la rendicontazione di sostenibilità. Questi standard avviano un sistema nazionale di rendicontazione che prevede una fase iniziale volontaria e l’obbligo per le grandi società quotate a partire dal 2026, con piena implementazione entro il 2030.
Coerentemente con la strategia cinese di transizione energetica, i CSDS presentano una struttura modulare che differenzia gli obblighi informativi in funzione del settore di appartenenza e della dimensione aziendale, ponendo una particolare enfasi sulle tematiche ambientali. Il framework si articola in standard di base, standard tematici e linee guida applicative, ponendo attenzione alla qualità dei dati e alla trasparenza, in particolare, per investitori e creditori. Sul piano metodologico la normativa cinese favorisce un allineamento concettuale con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) europea al fine di rendere interoperabili i due sistemi di rendicontazione.
Questo approccio riflette il crescente interesse della Cina ad assumere un ruolo di leadership globale anche nel campo della disclosure ESG, interpretando la sostenibilità non solo come obbligo normativo ma come leva competitiva e strumento di rafforzamento della credibilità delle imprese sui mercati internazionali. Non a caso, l’applicazione dei CSDS è destinata a coinvolgere anche le imprese europee che intendono operare o mantenere una presenza strutturata nei mercati cinesi estendendo così l’impatto della normativa oltre i confini nazionali.
La progressiva riduzione delle emissioni, l’incremento dell’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili e l’introduzione di standard per la rendicontazione di sostenibilità delineano, anche per una potenza mondiale come la Cina, un modello di sviluppo in cui la sostenibilità assume un ruolo strategico di primaria rilevanza.