Banche, sostenibilità d’obbligo

Banche, sostenibilità d’obbligo

Il Decreto Legislativo n. 208 del 31 dicembre 2025, attuativo della Direttiva Europea 2024/1619/Ue (CRD VI), dando piena attuazione alle nuove regole di Basilea III, ha introdotto una riforma strutturale del sistema bancario italiano con l’obiettivo di rafforzare la solidità e la trasparenza delle banche. In tale contesto, la Banca d’Italia è ora chiamata a valutare in modo sistematico il grado di esposizione delle banche ai rischi ambientali, sociali e di governance (ESG), nonché l’adeguatezza delle politiche, delle strategie e delle azioni adottate per la loro gestione. Ogni istituto deve dimostrare, in modo chiaro e documentato, come intende allinearsi all’obiettivo net-zero (neutralità climatica) entro il 2050, attraverso la definizione di target intermedi, metriche di monitoraggio e responsabilità organizzative coerenti. Le banche sono inoltre chiamate a superare una logica di valutazione limitata al breve periodo, adottando una visione prospettica di lungo termine e valutando almeno una volta all’anno (o ogni due anni per le banche piccole e non complesse) l’impatto dei rischi ESG sulla propria stabilità patrimoniale e finanziaria.

COME CAMBIANO I RAPPORTI BANCA-IMPRESA

Con l’adozione della Direttiva CRD VI, l’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha emanato e pubblicato le linee guida sulla gestione dei rischi ESG che introducono una novità di grande rilievo: a partire dall’11 gennaio 2026, per la prima volta le banche saranno obbligate a integrare in modo sistematico il rischio ESG nei propri processi di concessione del credito e di determinazione del merito creditizio. Ne consegue che le imprese caratterizzate da elevati rischi ambientali, sociali e di governance, possono essere considerate più rischiose, con impatti concreti in termini di accesso al credito, condizioni finanziarie applicate e garanzie richieste.

I fattori ESG non devono essere più considerati dalle imprese come rischi accessori o meramente reputazionali. Al contrario, essendo elementi trasversali, capaci di influenzare tutte le tradizionali categorie di rischio bancario - di credito, di mercato, operativo e di liquidità - dovranno essere integrati nei modelli di misurazione e gestione del rischio.

In questo nuovo contesto regolamentare, la qualità della governance, il rispetto dei diritti umani, la tutela dell’ambiente e la trasparenza delle filiere assumono una rilevanza economica diretta ai fini della stabilità delle banche, in quanto incidono sulla probabilità di default delle imprese clienti. Secondo l’“ESG Outlook 2025” di Crif, infatti, le aziende con un elevato grado di adeguatezza ESG presentano un tasso di default inferiore del 25% rispetto alla media, confermando il legame virtuoso esistente tra sostenibilità e solidità finanziaria.

La sostenibilità cessa quindi di essere una dimensione legata alla reputazione aziendale e diventa un elemento integrante dei modelli prudenziali bancari, ovvero, dei processi con cui le banche calcolano il capitale necessario a sostenere la propria operatività. Ciò comporta l’integrazione dei criteri ESG nei rapporti banca-impresa, con effetti significativi sulle strategie aziendali delle imprese, chiamate a fornire informazioni sempre più strutturate e a dimostrare la sostenibilità del proprio modello di business nel tempo. A questo fine, la rendicontazione di sostenibilità rappresenta lo strumento chiave per comunicare in modo completo e trasparente alle banche e agli altri stakeholder la propria performance di sostenibilità: le imprese che rendicontano queste informazioni mostrano livelli di adeguatezza ESG superiori rispetto a quelle che non pubblicano il report di sostenibilità e, dunque, di condizioni di accesso al credito più favorevoli.

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