NotizieBlogL’Italia in ripresa, i segnali positivi dall’industria al lavoro

L’Italia in ripresa, i segnali positivi dall’industria al lavoro

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Se in questi mesi ci siamo abituati a dati economici catastrofici, dal crollo del 12% del pil alle ore di cassa integrazione aumentate in modo esponenziale durante l’emergenza sanitaria, va detto che ci sono anche dei trend positivi che fanno ben sperare per l’economia italiana. Segnali spesso sottovalutati che vale la pena considerare per avere un quadro completo della situazione del Bel Paese. L’Istat, ad esempio, parla di “estesi” segni di ripresa per quanto riguarda la nostra economia. In una nota dei primi di settembre l’Istituto di statistica ha cercato di elencare i fattori positivi in emersione soprattutto da maggio. Nel dettaglio il bicchiere mezzo pieno riguarda l’industria. “Da giugno – spiegano dall’Istat –  i nuovi ordinativi della manifattura e le esportazioni hanno riportato forti incrementi sia verso i mercati Ue sia verso quelli extra-Ue, interessando tutte le principali categorie di beni”. 

    Inoltre a luglio, stime preliminari sui flussi commerciali con i paesi extra-Ue indicano la prosecuzione della fase di risalita delle vendite all’estero mentre ad agosto “il clima di fiducia delle imprese ha confermato i segnali positivi”. Con riferimento alle imprese infatti le stime evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori anche se con intensità diverse. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 85,3 a 86,1 e nelle costruzioni aumenta da 129,7 a 132,6. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una dinamica positiva decisamente più marcata: nei servizi di mercato l’indice sale da 66,0 a 74,7 e nel commercio al dettaglio aumenta da 86,7 a 94,0.

Il mercato del lavoro 

 A luglio, si sono poi registrati i primi segnali di recupero anche per quanto riguarda l’occupazione. Dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione è cresciuta di 85mila unità rispetto a giugno (+0,4%), con un significativo miglioramento dell’occupazione femminile (+80mila) e, dal punto di vista delle tipologie occupazionali, dei dipendenti (+145mila, +0,8%). Contestualmente, è cresciuto il numero di persone alla ricerca di lavoro (+134mila) mentre si è ridotto quello degli inattivi (-224mila). Buone notizie anche sul fronte delle ore lavorate. Il numero di ore pro capite effettivamente lavorate è stato pari a 33,1 ore, un livello di sole 1,2 ore inferiore a quello registrato a luglio 2019. Per i dipendenti il gap rispetto all’anno precedente è ancora più ridotto (-0,8 ore). Segno che è in corso una ripresa per il mercato del lavoro che tuttavia ribadisce l’Istituto sarà “lunga e complicata” . 


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