NotizieBlogL’ECO-SOSTENIBILITÁ E IL MERITO CREDITIZIO DELLE PMI: UN NUOVO CONNUBIO

L’ECO-SOSTENIBILITÁ E IL MERITO CREDITIZIO DELLE PMI: UN NUOVO CONNUBIO

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L’onda lunga dell’approccio ecosostenibile applicato alla vita economica dei vari soggetti dell’Euro Area si fa sempre più forte ed inizia ad investire anche il mercato del credito. La questione non è di scarsa rilevanza, tenuto conto dell’approccio ancora prevalentemente bancocentrico del nostro Paese, dove gran parte della struttura finanziaria delle PMI vede nel sistema bancario e parabancario un notevole supporto, se non esclusivo in molti casi.

Ma alcuni recenti interventi di natura regolamentare stanno riscrivendo le modalità con le quali gli Istituti bancari ed i vari soggetti parabancari valutano il merito creditizio della clientela e ne governano i rischi.

Chiaramente il tutto si inquadra all’interno dell’Action Plan Comunitario del 2018, del nuovo Green Deal dell’Unione Europea del Dicembre 2019 e del successivo Piano 2030 che prevedeva una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra entro detto lasso di tempo.

Inoltre, l’Unione Europea ha progettato una strategia a lungo termine che mira a diventare climaticamente neutra – un’economia con emissioni pari a zero di gas serra – entro il 2050. Nell’aprile 2021, i legislatori Comunitari hanno raggiunto un accordo sulla legge europea sul clima che sancisce l’impegno dell’UE a raggiungere neutralità climatica entro il 2050, con un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni dei gas serra emissioni il 55% entro il 2030.

Occorre sottolineare come il Piano d’azione 2018 della Commissione europea ha i seguenti tre obiettivi principali:

  1. riorientare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili al fine di realizzare crescita sostenibile e inclusiva;
  2. gestione dei rischi finanziari derivanti dal cambiamento climatico, dall’esaurimento delle risorse, degrado ambientale e problematiche sociali;
  3. promuovere la trasparenza e il lungo termine nell’attività finanziaria ed economica

Proprio in funzione di questi tre obiettivi, la stessa Commissione ha affidato all’EBA la revisione e l’aggiornamento degli orientamenti di vigilanza del sistema bancario, in modo da allineare la loro attività ai desiderata Comunitari in termini di eco-sostenibilità.

L’EBA (European Banking Authorirty) è un’autorità indipendente dell’Unione europea (UE), che opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale efficace e uniforme nel settore bancario europeo.  Gli obiettivi generali dell’Autorità sono assicurare la stabilità finanziaria nell’UE e garantire l’integrità, l’efficienza e il regolare funzionamento del settore bancario.

L’EBA fa parte del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF), che è costituito da tre autorità di vigilanza: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), l’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA). Il sistema comprende inoltre il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), il comitato congiunto delle autorità europee di vigilanza e le autorità di vigilanza nazionali.

Pur essendo indipendente, l’EBA è responsabile dinanzi al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

Dopo un lungo periodo di confronto con i vari stakeholders, l’EBA ha pubblicato il 29 maggio del 2020 le nuove Linee Guida sul Loan Origination and Monitoring (LOM) che intendono migliorare le prassi, la governance e i processi adottati dalle istituzioni finanziarie in fase di concessione e monitoraggio del credito. In particolare, sono 5 le aree tematiche affrontate e l’obiettivo è chiaramente quello di armonizzare l’operatività degli Istituti creditizi Europei, così anche da minimizzare i rischi operativi connessi al processo del credito nel suo complesso.

  • Internal Governance. Le Linee Guida intendono armonizzare ulteriormente i dispositivi, i processi e i meccanismi di governance interna degli enti creditizi in tutta l’Unione Europea, prevedendo: una distribuzione equa nel processo valutativo interno agli istituti secondo un framework decisionale integrato, con l’intento di sviluppare una “nuova cultura del credito” a tutti i livelli dell’organizzazione; una differenziazione delle responsabilità interne per linea di business e tipologia di clientela, con un nuovo sistema di reporting trasparente; un nuovo concetto di “responsible lending” con particolare attenzione alle attività economiche che investano sui temi relativi all’innovazione digitale, alla tutela ambientale ed ai fattori ESG.
  • Procedure per la concessione di prestiti. Le Linee Guida forniscono al sistema bancario una nuova serie di documenti e informazioni da richiedere al mondo delle PMI, funzionali alla valutazione del merito creditizio anche da un punto di vista ambientale e sociale.
  • Le Linee Guida forniscono un metodo di determinazione del pricing in una nuova ottica risk-based, proponendo una serie di elementi minimi che gli istituti bancari dovrebbero considerare al momento della concessione di un nuovo finanziamento. Tra questi, l’EBA richiede che siano tenuti in considerazione gli aspetti ambientale e sociali e quanto l’azienda riesca a guardare al futuro in ottica sostenibile.
  • Valutazione Garanzie. Le Linee Guida focalizzano l’attenzione sui requisiti per la valutazione delle garanzie immobiliari e mobiliari che le banche devono tenere in considerazione sia al momento della concessione del credito, sia per tutto il ciclo di vita dello stesso.
  • Le Linee Guide introducono un nuovo framework di monitoraggio che consenta di valutare l’andamento dei Key Risk Indicators rilevati e storicizzati in sede di origination, prevedendo l’attivazione di specifiche azioni gestionali al superamento di soglie limite ed attivare tempestivamente ogni azione per evitare il deterioramento delle posizioni

Proprio in tema di governance e di concessione del credito, l’EBA riprende le indicazioni ricevute dalla Commissione Europea ponendo una forte enfasi sulla necessità che gli Istituti bancari incorporino nei loro processi interni una cultura ecosostenibile, gestendo i rischi connessi con la non sostenibilità del business e delle attività dei clienti affidati.

Soprattutto vengono anche introdotte forti indicazioni affinché il sistema bancario integri la valutazione del merito creditizio dei soggetti economici con le componenti ESG, valutandone la loro esposizione ed il relativo rischio. Nel contempo, l’EBA invita le banche stesse a implementare prodotti creditizi che siano destinati a progetti che intendano perseguire investimenti ecosostenibili o a soggetti che vogliano migliorare il proprio percorso virtuoso di eco-sostenibilità del proprio business (green finance).

E’ chiaro che tutto ciò pone una grande sfida per tutti gli attori in gioco.

Infatti, le Linee Guida sono entrate in vigore anche in Italia dal primo luglio 2021, ma gli effetti in tema di eco-sostenibilità saranno percepiti dalle PMI non immediatamente, poiché, complice la pandemia, il sistema bancario italiano si è fatto trovare in parte impreparato alla gestione di una tematica così complessa. Però, ci sarà sicuramente una accelerazione che porterà tutti gli operatori bancari ad essere pienamente allineati alla normativa entro poco tempo. Infatti, il problema maggiore che gli Istituti di credito stanno affrontando è riconducibile all’ottenimento delle informazioni che permettano di determinare il ‘rischio ESG’ di un soggetto, visto che nell’Unione Europea ancora non è obbligatoria la disclosure delle informazioni non finanziarie da parte delle PMI.

Pertanto, specialmente in una prima fase, gli Istituti andranno a complementare il rating di una PMI con elementi ESG che sono riconducibili al suo settore di appartenenza o alle relative filiere, ma ci sono già diversi Istituti che stanno integrando i loro moduli di analisi qualitativa con informazioni da chiedere alle PMI in tema di eco-sostenibilità, così da definire ancora in maniera più specifica la loro esposizione ai fattori ESG. Inoltre, l’altro aspetto previsto dalle LOM su cui le banche si stanno orientando con maggiore velocità è quello della ‘green finance’, poiché sono sempre più gli Istituti che propongono prodotti creditizi dedicati ad investimenti ecosostenibili e che vedono condizioni anche premianti nei confronti dei soggetti richiedenti. Però, la valutazione di queste operazioni è demandata ad appositi nuclei valutativi specializzati nella finanza ecosostenibile ed il soggetto richiedente deve fornire una serie di informazioni in merito ai fattori ESG e deve poi rispettare i target di miglioramento della propria esposizione durante la fase di realizzazione dell’investimento e di ammortamento del finanziamento, visto che tali target consistono in veri e propri covenant di eco-sostenibilità.

In sostanza, nel medio termine le PMI saranno chiamate a fornire informazioni sempre più dettagliate in merito alla loro esposizione ai profili di eco-sostenibilità e potrebbe essere un errore strategico di non poco conto sottostimare tale fenomeno e non introdurre nella propria catena del valore gli elementi di presidio che permettano di valutare e monitorare le leve che hanno un impatto sul profilo ecosostenibile del proprio business. Questo implica un cambio culturale enorme, ma anche la definizione di una nuova strategia di medio termine che sia in grado di definire gli obiettivi ecosostenibili, tenuto anche conto del ruolo della nuova politica fiscale Europea e domestica nello scenario post Covid, che sarà determinante per descrivere i profili di competitività di un settore e degli attori economici in gioco, visto che gran parte delle risorse, direttamente o indirettamente, sono orientate a privilegiare investimenti ecosostenibili. In questo contesto, il sistema bancario italiano non potrà che non accompagnare questa politica fiscale, fornendo la liquidità mancante ai soggetti che intendono e possono beneficiare da quanto messo a disposizione, ad esempio, dal PNRR. Ma tale attività sarà sempre più orientata a premiare solo quelle PMI che saranno in grado di dimostrare di avere una chiara strategica ecosostenibile, ma che saranno anche in grado di rappresentarla in modo corretto, in maniera strutturata e tenendo conto degli standard internazionali e di quanto prevista dalla Commissione Europea in tema di eco-sostenibilità. In definitiva, nonostante le normative, per una PMI che è orientata al futuro, diventa sempre più strategico rappresentare la sua dinamica ecosostenibile tramite una corretta e chiara reportistica non finanziaria, o bilancio di eco-sostenibilità. Non farlo potrebbe essere uno degli errori strategici più grandi del nostro tempo.

                                                                                                      S CO A – ESG ITALIA


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