Prezzi dell’energia in salita, quali impatti sulle imprese?

Prezzi dell’energia in salita, quali impatti sulle imprese?

Non è più soltanto una questione di prezzi alti, ma di shock improvvisi. Nel 2026 l’energia torna al centro delle preoccupazioni delle imprese italiane, con un elemento nuovo rispetto agli ultimi anni: il rischio geopolitico legato alla crisi nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio globale di petrolio e gas. Secondo Istat, l’escalation in Medio Oriente sta già producendo “pressioni al rialzo sul prezzo del greggio” e uno shock dal lato dell’offerta energetica, con effetti potenzialmente sistemici su crescita, occupazione e inflazione.

Il punto è che da Hormuz passa circa il 20% del petrolio mondiale: quando il traffico si riduce o si blocca, come accaduto negli ultimi mesi, l’effetto sui mercati è immediato. Il petrolio ha superato i 120 dollari al barile nei momenti di maggiore tensione, mentre gas e carburanti hanno registrato forti oscillazioni nel giro di pochi giorni. Non è tanto il livello assoluto dei prezzi a preoccupare le imprese, quanto la loro imprevedibilità. Perché se il costo dell’energia sale in modo lineare, può essere in parte gestito. Se invece cambia rapidamente, diventa impossibile pianificare.

È qui che i dati industriali italiani iniziano a risentirne. Le ultime rilevazioni mostrano un sistema produttivo in rallentamento: fatturato incerto, produzione che fatica a crescere e servizi in flessione. Le stime più aggiornate indicano scenari molto diversi a seconda dell’evoluzione della crisi. In uno scenario relativamente favorevole (tensione limitata), i costi energetici per le imprese crescerebbero di circa 7 miliardi nel 2026. In uno scenario peggiore, con crisi prolungata e petrolio fino a 140 dollari, il conto potrebbe salire fino a 21 miliardi. In questo caso, l’incidenza dell’energia sui costi industriali tornerebbe vicino ai livelli critici del 2022, con effetti diretti sulla competitività.

News correlate