Intelligenza artificiale, è pericolosa per l’uomo? Dal lavoro alla cybersicurezza
Riflettori sempre più accesi sui rischi dell'Intelligenza artificiale. Dopo le dichiarazioni di alcuni ex dipendenti e degli stessi CEO di colossi come Open Ai e Anthropic, il dibattito pubblico si è intensificato rispetto alla pericolosità dei sistemi di AI attualmente in fase di sviluppo. Sempre più difficili da controllare dai loro stessi sviluppatori. Senza voler dipingere scenari apocalittici, il tema è l'applicazione dei modelli oggi disponibili. In Italia l'adozione, va detto, accelera: secondo la rilevazione Istat di dicembre 2025, la quota di imprese con almeno dieci addetti che usano almeno una tecnologia di intelligenza artificiale è raddoppiata in un anno, dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Le imprese viaggiano però a velocità differenti. Secondo le rilevazioni 2026 di Unioncamere-Dintec: l'adozione riguarda oltre il 50% delle grandi imprese e circa il 15% delle piccole, ma almeno sei aziende su dieci interessate alla tecnologia sono costrette a rinunciarvi per carenza di competenze.
Gli effetti sull'occupazione, per ora, non sono quelli temuti. Il rischio è più sottile e riguarda la composizione del lavoro. Già nel 2024 uno studio della Banca d'Italia stimava che oltre la metà dei nove milioni di lavoratori altamente esposti trarrebbe beneficio dall'IA, perché complementare alle loro mansioni; le occupazioni più esposte si concentrano nei servizi. L'altra metà, però, fa i conti con la sostituibilità: a livello nazionale il 24% degli addetti svolge attività potenzialmente sostituibili.
I rischi sono più evidenti invece nel caso della cybersicurezza. Il Rapporto Clusit 2026 conta 5.265 incidenti nel mondo nel 2025, il 48,7% in più rispetto al 2024; in Italia quelli gravi sono stati 507, il 9,6% del totale globale. L'IA non ha inventato nuove minacce, ma rende più semplice automatizzare fasi critiche degli attacchi, produrre phishing più credibili e condurre operazioni offensive su scala prima impossibile. Mette in sintesi in crisi i sistemi di difesa creando gap tra le istituzioni e le aziende che devono aumentare gli investimenti cyber per rimanere al passo.