Busta paga trasparente: le nuove regole che cambiano il mercato del lavoro

Busta paga trasparente: le nuove regole che cambiano il mercato del lavoro

Chi cerca lavoro d'ora in poi saprà già dall'annuncio quanto potrebbe guadagnare per un dato ruolo. E chi lavora potrà chiedere alla propria azienda lo stipendio di riferimento per una data mansione. Sono i due pilastri delle nuove norme sulla trasparenza retributiva, entrate in vigore nelle ultime settimane in applicazione della Direttiva europea, che impongono una serie di obblighi concreti alle imprese e aprono nuovi scenari per i dipendenti. Prima novità, subito visibile: negli annunci di selezione dovrà comparire la retribuzione prevista per la posizione, o almeno la fascia salariale. Non un'indicazione vaga, ma un dato preciso, la RAL per esempio. Parallelamente, durante i colloqui è vietato chiedere ai candidati quanto guadagnavano in precedenza, né direttamente né tramite agenzie di selezione. L'obiettivo è impedire che una storia retributiva più bassa penalizzi chi cerca di migliorare la propria posizione.

Per rendere i confronti possibili, le aziende devono costruire una classificazione interna dei lavoratori per mansioni equivalenti — basata sui contratti collettivi o sulla contrattazione integrativa, mai su criteri unilaterali del datore di lavoro. Su questa base si calcolano i livelli retributivi medi per categoria e per genere. Ogni dipendente, anche attraverso il sindacato, può chiedere per iscritto di conoscere questi dati: l'azienda ha due mesi per rispondere e la richiesta è esercitabile una volta l'anno.

Se dai dati emerge una differenza di retribuzione tra uomini e donne superiore al 5% nella stessa categoria, l'azienda deve giustificarla con criteri oggettivi, anzianità, ruolo, area, e correggerla entro sei mesi. In caso contrario si apre un confronto obbligatorio con i rappresentanti dei lavoratori. Quel 5% può diventare, in sede giudiziaria, un indicatore di discriminazione: con il rischio, per l'azienda, dell'inversione dell'onere della prova e della perdita di benefici pubblici o accesso agli appalti.

I tempi di adeguamento variano in base alle dimensioni: le grandi imprese (oltre 250 dipendenti) devono adeguarsi entro giugno 2027; le medie entro il 2031. Le aziende sotto i 100 dipendenti non sono tenute alla comunicazione periodica, ma devono rispondere alle richieste individuali. Le sanzioni vanno da 250 a 1.500 euro, cui si aggiungono possibili cause civili e l'esclusione da appalti pubblici.

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